Mangiare a km 0: cosa subiscono i cibi nel trasporto?

Mangiare a km 0 è una delle espressioni che si sentono spesso e che vengono utilizzate in diversi ambiti delle ricerche condotte sugli alimenti e sulla loro genuinità. Ma cosa significa realmente mangiare a km 0?

Questa espressione viene utilizzata per indicare il consumo di cibo (soprattutto frutta e verdura) stagionali, presenti in un determinato momento sul territorio, senza che gli stessi subiscano lunghi ed estenuanti viaggi. Il modello si rifà alla coltivazione di contadini privati e che, magari, forniscono i loro prodotti alle grandi catene di supermercati (cosa che avviene di rado).

Durante il trasporto, infatti, i cibi subiscono delle forti modificazioni alla loro struttura e, proprio per questo motivo, perdono la maggior parte delle loro sostanze nutritive. Cosa che non accade per i cibi che vengono coltivati, curati, raccolti e mangiati e che hanno un processo di raccolta controllato.

Oggi, infatti, sta prendendo sempre più piede il mercato dei prodotti biologici, ossia non sottoposti a sostanze chimiche e a coltivazioni intensive. Questo perché si riesce a controllare al meglio il processo produttivo, consegnando prodotti che siano sia salutari che nutritivamente completi.

Il Dottor. Paganelli ci illustra tutti i benefici che il nostro organismo e il nostro corpo possono trarre da un'alimentazione esclusivamente con cibi a km 0, ponendo l'accento sulla diversità dei principi nutritivi fondamentali per la nostra salute!

Autore V2793
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