Che cos'è la Radiobiologia?

La Radiobiologia non è altro che un ramo della biologia che studia gli effetti delle radiazioni sugli organismi viventi. Le prime osservazioni su questi fenomeni furono fatte da H.J. Muller che, nel 1927, constatò l'azione mutagena dei raggi X sulle cellule germinali di alcuni insetti; da allora le ricerche in questo campo si sono notevolmente estese, soprattutto verso microrganismi e cellule in coltura che rispondono più rapidamente e direttamente se esposti a radiazioni.

Tutti gli organismi viventi sono sottoposti ad una vasta gamma di radiazioni, che vanno da quelle di maggior lunghezza d'onda (onde hertziane) alle radiazioni luminose (raggi infrarossi, visibili, ultravioletti), fino alle radiazioni di lunghezza di onda più breve (raggi X e Y). Le onde hertziane provocano sull'organismo soltanto un lieve effetto termico; i raggi infrarossi e quelli visibili vengono assorbiti e dissipati soprattutto come calore, ma possono venir utilizzati dai pigmenti come fonte di energia per attivare complessi meccanismi biochimici, come ad esempio avviene per la clorofilla.

I raggi ultravioletti sono molto più attivi e dannosi poiché, venendo assorbiti soprattutto dalle sostanze proteiche, ne determinano alterazioni irreversibili, causando un blocco dei processi enzimatici ed una diminuzione dell'attività respiratoria cellulare; nell'uomo tuttavia tali radiazioni sono poco penetranti, arrestandosi agli strati più superficiali della cute, in cui peraltro provocano una pigmentazione dovuta alla produzione del pigmento melanico.

Le radiazioni ionizzanti, largamente diffuse in natura, provengono dai raggi cosmici, o da disintegrazione di radioisotopi diffusi sulla superficie terrestre, o da polveri radioattive presenti nell'atmosfera come conseguenza di esplosioni atomiche. Le lesioni biologiche provocate da queste radiazioni, al di là di una certa soglia, sono dovute all'effetto ionizzante che può alterare profondamente importanti strutture protoplasmatiche (geni ed enizmi).

Negli organismi superiori le radiazioni provocano anche un'azione a distanza che si osserva quando si irradia una sola parte del corpo. In seguito ad irradiazione vengono messi in libertà dei gruppi chimici attivi che, combinandosi con le macromolecole proteiche, possono denaturarle. Quanto le radiazioni non possono raggiungere un'intensità tale da provocare lesioni irreversibili, il danno a livello somatico è difficilmente evidenziabile; più grave a livello genetico, che si manifesta con un aumento di frequenza delle mutazioni.

Autore Nova
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